Iran Mondo è un blog a cura di Ali Reza Jalali, studioso e saggista, sull'Iran, il Medio Oriente e diversi aspetti della cultura islamica. Gli articoli non rappresentano necessariamente il pensiero del curatore, a meno che non siano firmati, ma sono uno spunto per la riflessione.

sabato 29 aprile 2017

Intervista ad Ali Reza Jalali sulle prossime elezioni presidenziali iraniane

È ancora presto per dare un giudizio sul risultato delle imminenti elezioni: l’unica cosa scontata è che i due estremi del paese hanno già scelto per chi votare: i ceti medio-alti della capitale, se andranno a votare, voteranno per Rohani. I militanti della Rivoluzione islamica voteranno per Reisi, chierico proveniente da Mashad ed ex membro del potere giudiziario iraniano. Ma la maggioranza degli iraniani è ancora indecisa e quindi i giochi non sono ancora fatti

Il 19 maggio si terranno le presidenziali iraniane, che serviranno anche redarre un bilancio del governo Rohani. La politica iraniana è sempre difficile da decifrare per noi europei, così ne parliamo con Ali Reza Jalali, studioso e conferenziere iraniano già intervistato altre volte dal nostro giornale.
     
1) Cosa ne pensa dell’esclusione di Ahmadinejad dalle elezioni presidenziali imminenti? Può esservi dietro la mano dell’occidente o, quanto meno, la volontà di appianare le divergenze con gli USA e Israele?

L’esclusione di Ahmadinejad ha poco a che vedere con la politica estera, è una questione interna.

Da un lato vi è una lotta intestina ai centri del potere politico ed economico di Teheran, alcuni di questi nuclei hanno una pessima opinione di Ahmadinejad, giudicandolo un pericoloso populista che mette in pericolo gli interessi economici di alcuni ceti sociali egemoni.

D’altro canto vi sono alcune sincere preoccupazioni, come quelle della Guida della Rivoluzione, l’Ayatollah Khamenei, che mesi fa aveva avvertito pubblicamente Ahmadinejad circa la sua presumibile esclusione dalla contesa elettorale, sotto forma di un “consiglio” personale.

Il problema è che Ahmadinejad ha pochi amici e tanti nemici nella politica iraniana, e un presidente da solo non può governare, ma ha bisogno della collaborazione di altri organi, come il parlamento.

Attualmente in Iran l’egemonia politica appartiene o ai cosiddetti conservatori, o ai cosiddetti moderati; nessuna di queste due fazioni vuole collaborare con Ahmadinejad. Di fatto un governo Ahmadinejad porterebbe ad uno stallo istituzionale, un danno che l’Iran non può permettersi.

2) Chi sono i candidati alle presidenziali e chi sono i favoriti?

La Corte costituzionale iraniana ha ammesso sei candidati, tra i quali spiccano tre nomi: Reisi, Qalibaf e Rohani.

Quest’ultimo, presidente in carica e candidato di punta della fazione moderata della Repubblica Islamica dell’Iran, secondo alcuni sondaggi sarebbe in testa con una maggioranza relativa dei consensi.

Reisi e Qalibaf sono i principali avversari di Rohani, entrambi appartenenti alla fazione conservatrice.

A oggi non sappiamo con certezza se entrambi si presenteranno effettivamente alla contesa del 19 maggio, uno dei due potrebbe desistere favorendo una convergenza dell’elettorato conservatore su un candidato unico.

Quello che però risulta dai sondaggi, per quello che possono valere in un Paese caratterizzato da molta emotività e da decisioni prese sul momento, è che sia Qalibaf che Reisi dovranno in queste settimane rincorrere il presidente in carica, il quale avrà buone probabilità di successo a Teheran e presso le grandi città, mentre tradizionalmente nei piccoli centri i conservatori vanno meglio.

3) Che aria tira nel vostro Paese? Le persone con che sentimenti si recheranno alle urne?

L’iraniano medio è emotivo, a oggi molti si dicono delusi dalla politica e poco inclini a scegliere un candidato. Ma a pochi giorni dal voto, improvvisamente, molti si riscoprono patrioti e pronti a recarsi alle urne per decidere il futuro della patria.

Ora è presto per dare un giudizio, l’unica cosa scontata è che i due estremi del paese hanno già scelto per chi votare: i ceti medio-alti della capitale, se andranno a votare, voteranno per Rohani.

I militanti della Rivoluzione islamica, che qui chiamiamo “hezbollahi”, ovvero “i militanti del partito di Dio”, lo zoccolo duro del khomeinismo, voteranno per Reisi, chierico proveniente da Mashad ed ex membro del potere giudiziario iraniano. Ovviamente la maggioranza assoluta degli iraniani non fa parte di nessuna di queste due categorie, il voto di questa maggioranza silente deciderà la contesa, a oggi questa importante categoria è indecisa.

4) L’attuale governo e presidente hanno ben operato?

L’iraniano medio ritiene che questo governo non abbia mantenuto le promesse, soprattutto in campo economico, penso che oltre il 70 percento degli iraniani siano delusi da Rohani. Siccome però il fattore dell’emotività è centrale per capire gli umori del popolo, non posso escludere che, per via della campagna elettorale e delle promesse che i candidati fanno, questo stesso popolo di delusi il 19 maggio possa contraddirsi e tornare a dare fiducia ai moderati.

In Iran tutto (e il contrario di tutto) è possibile. Ahmadinejad e Rohani sono personaggi contraddittori, in tutto e per tutto. Gli stessi che avevano votato per il primo nel 2005 e nel 2009, hanno eletto Rohani nel 2013.

5) A chi sorriderà la vittoria, a questa tornata elettorale? Ai riformisti o ai conservatori? E che effetti avrà tutto ciò sui rapporti con l’occidente?

Nessuna persona sana di mente può rispondere oggi a questa domanda in modo netto: Rohani ha dalla sua una migliore reputazione tra i ceti abbienti, i quali, grazie al denaro, possono influenzare con più facilità i media privati, abbondanti su internet e sulla carta stampata.

I conservatori hanno più seguito tra gli ambienti popolari e nei villaggi e nelle piccole città. La vittoria di un candidato critico con l’Occidente, come Raisi, potrebbe progressivamente deteriorare, per vari motivi, le relazioni con la UE, mentre per le relazioni con gli USA, vista l’attitudine formale di Trump, nessun governo iraniano potrà avere buoni rapporti con Washington. D’altro canto, con i paesi non allineati le relazioni continueranno ad essere amichevoli, a prescindere da chi vincerà le elezioni.

6) Ora che è finita la presidenza Obama e le elezioni iraniane sono ormai imminenti, si può tracciare un bilancio riguardo gli accordi sul nucleare e la revoca delle sanzioni. Tale bilancio per Lei è positivo o negativo? E perché?

La conseguenza simbolica degli accordi è il miglioramento dei rapporti tra Iran e UE. Le conseguenze pratiche sono essenzialmente la sospensione del programma nucleare iraniano e il ritorno del petrolio iraniano sui mercati internazionali.

Oltre a questo non è cambiato nulla in meglio in Iran. L’impatto principale sullo sviluppo delle transazioni internazionali doveva esprimersi attraverso la disponibilità delle banche straniere a lavorare con le aziende iraniane, cosa che fino a oggi non si è materializzata.
L’economia iraniana è ferma, la produzione industriale è ai minimi rispetto all’ultimo decennio, la disoccupazione giovanile ai massimi e i livelli di tassazione sono alle stelle rispetto agli ultimi vent’anni.

Il bilancio complessivo per il popolo, per i ceti medio bassi, e cioè almeno la metà degli iraniani, è negativo. Gli accordi dovevano rilanciare l’economia e creare posti di lavoro. Nulla di tutto ciò è accaduto, anzi: grandi aziende sono fallite lasciando a casa gli operai. Gli investimenti stranieri non si sono concretizzati. Sono migliorate le relazioni diplomatiche con la UE, non le relazioni economiche, almeno se analizziamo i grandi numeri, quelli che, nel complesso, per un paese di 80 milioni di abitanti, fanno la differenza.

Il motivo della non adeguatezza del risultato degli accordi risiede nel fatto che la parte occidentale non desidera rafforzare economicamente l’Iran. Che senso avrebbe promuovere un accordo finalizzato alla ripresa dell’economia di un paese definito come una delle più importanti minacce alla sicurezza del Medio Oriente (parola dell’ambasciatore USA all’ONU, pochi giorni fa)?

Gli accordi sul nucleare iraniano sono serviti solo all’Occidente per fermare il programma atomico di Teheran: di risultati concreti, soprattutto nell’economia, in Iran non se ne vede l’ombra.

Massimiliano Greco, http://www.opinione-pubblica.com/

venerdì 28 aprile 2017

Grazie ai voti favorevoli dei paesi occidentali i sauditi saranno membri della Commissione Onu per i diritti delle donne

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G. Rossi

L’Arabia Saudita è stata nominata membro della Commissione per i Diritti delle Donne dell’ONU.

L’organismo si chiama “Commission on the Status of Women” (CSW) ed è il principale strumento intergovernativo dedicato alla promozione della parità di genere e all’empowerment femminile.

È stato istituito nel 1946 in seno al Consiglio Economico e Sociale delle Nazioni Unite (ECOSOC) e la sua funzione è di evidenziare lo stato della condizione femminile nel mondo e promuovere gli standard globali a cui le nazioni devono attenersi.

 L’ingresso dell’Arabia Saudita nella Commissione rappresenta uno scandalo che getta l’ennesima luce fosca sull’ONU e e sui diversi organismi che lo compongono.

 Hiller Nueller, direttore esecutivo di UNWatch l’organizzazione che monitora l’attività della Nazioni Unite, ha dichiarato che “eleggere l’Arabia Saudita per proteggere i diritti delle donne è come mettere un piromane a capo dei Vigili del Fuoco” ed ha aggiunto che tutto ciò “è assurdo e moralmente riprovevole” perché “la discriminazione saudita contro le donne è grave e sistematica nella legge e nella pratica”.


In genere i membri della Commissione vengono concordati tra i 54 paesi membri che compongono l’ECOSOC; ma questa volta si è scelto il voto a scrutinio segreto, prassi non consuetudinaria, su richiesta degli Stati Uniti (come rivela il video della seduta); perché?
 
I paesi eletti dai 54 delegati dell’ECOSOC sono 13, si aggiungeranno ad altri già presenti (secondo un complesso sistema di rotazione) e rimarranno in carica dal 2018 al 2022; tra questi l’Arabia Saudita è quello che ha ricevuto meno voti: solo 47 mentre tutti gli altri paesi sono stati votati all’unanimità (o al massimo con un voto di meno come Kenya, Turkmenistan e Nicaragua che hanno ricevuti 53 voti).

Questo dimostrerebbe che lo scrutinio segreto è servito agli Usa per far passare una nomina fortemente contrastata in seno alle Nazioni Unite.

Inoltre, secondo Nueller, almeno 5 nazioni europee dell’ECOSOC hanno votato a favore dell’Arabia Saudita, ma non è ovviamente possibile sapere chi; tra queste potrebbero esserci Italia, Germania, Francia o Gran Bretagna.


L’Arabia Saudita è una delle teocrazie più oscurantiste del mondo, regime repressivo primo per violazione dei diritti umani, condanne a morte senza garanzie di diritto, applicazione della tortura, persecuzione delle minoranze religiose.

Secondo i dettami del wahabismo, interpretazione estrema del Corano, le donne non hanno alcun diritto civile e non possono esercitare alcun tipo di attività sociale e pubblica se non alla presenza di un uomo tutore.

Eppure tutto questo all’Arabia Saudita si perdona: ai suoi regnanti, i francesi donano la Légion d’Honneur, gli americani le medaglie della Cia per l’impegno contro il terrorismo ben sapendo che l’Arabia Saudita è il principale sponsor dei gruppi jihadisti sunniti, il fiancheggiatore fuori dai propri confini di Al Qaeda e Isis, e il finanziatore dell’integralismo salafita che inquina l’islam europeo nelle moschee e nelle scuole coraniche dove imam sauditi predicano l’odio e la distruzione dell’Occidente.

Ma l’Arabia Saudita è anche il principale alleato in Medio Oriente di Usa, Gran Bretagna e Francia e uno dei loro principali partner economici oltre che fondamentale acquirente della industria delle armi.

Un anno fa Wikileaks svelò gli accordi segreti con i quali la Gran Bretagna ha barattato il proprio voto in sede Onu per garantire un seggio all’Arabia Saudita nella Commissione Diritti Umani (UNHCR) dove oggi i sauditi siedono.
 
Questo, nonostante l’Arabia Saudita stia guidando una guerra criminale nello Yemen, denunciata da molte organizzazioni internazionali, con bombardamenti a tappeto sulla popolazione civile e violazione delle più elementari regole del diritto internazionale; sotto la protezione militare e politica di Usa e Gran Bretagna, grandi sponsor dell’intervento bellico.

Insomma i famosi diritti umani non negoziabili con cui le democrazie occidentali i loro media e i loro intellettuali si riempion.o la bocca, per l’Arabia Saudita non valgono. Perché i diritti umani sono importanti ma i petrodollari, gli accordi commerciali e gli investimenti finanziari, lo sono di più.

 http://www.occhidellaguerra.it/sauditi-difendere-diritti-delle-donne/

lunedì 13 marzo 2017

Un saggio sulla questione femminile nell'ordinamento giuridico iraniano, a cura di Ali Reza Jalali


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In tempi problematici come quelli che stiamo vivendo, dove la globalizzazione dei costumi spesso si scontra con culture refrattarie all'uniformazione, anche in campo giuridico, e dove i diritti universali si fermano dinnanzi ai confini nazionali e religiosi, e a ciò che rimane della sovranità statale, cercare di comprendere anche le ragioni degli "altri" è un esercizio intellettuale utile e coraggioso per analizzare con lucidità e imparzialità il mondo contemporaneo. 

In tale alveo si colloca il tentativo di Ali Reza Jalali - studioso di tematiche giuridiche, direttore del Dipartimento di Studi giuridici del Centro Studi Internazionale Dimore della Sapienza e docente universitario presso diversi atenei iraniani come la Islamic Azad Univesity delle città di Shahrud e Damghan - grazie alla pubblicazione del saggio "La questione femminile nella legislazione iraniana tra realtà e propaganda", articolo che compone la raccolta di saggi intitolata "Diritto pubblico, scienze politiche, Islam" (Volume I), a cura del medesimo autore, dove si possono trovare anche altri saggi a carattere storico, giuridico, politiologico e religioso, firmati da illustri accademici iraniani e da studiosi italiani. 

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Il volume, in fase di pubblicazione da parte delle Edizioni Irfan, sarà presto disponibile per tutti coloro che fossero interessati ad approfondire alcuni temi legati alla cultura islamica da una prospettiva giuridica, un tema questo al centro del dibattito sia della comunità scientifica italiana, che del dibattito mediatico divulgativo. 

Di seguito un breve estratto da "La questione femminile nella legislazione iraniana tra realtà e propaganda":

  
La salita al potere della fazione religiosa guidata dall’Ayatollah Khomeini, ebbe un impatto notevole sul sistema normativo iraniano, conformandolo ai principi del diritto islamico, cosa che influenzò notevolmente la situazione della donna in Iran. Tale aspetto è molto importante perché molti degli attriti tra lo Stato iraniano e la comunità internazionale oggigiorno riguardano proprio le questioni normative che hanno una diretta influenza sulla vita delle donne, e ciò perché i canoni su cui si basa il diritto dell’Islam sono antitetici rispetto ai diritti umani internazionali di matrice occidentale. 

In ogni caso, un primo aspetto della situazione imperante in Iran dal ’79 ad oggi riguardante la questione femminile è concernente il diritto di famiglia. Dall’istituto del matrimonio, momento fondante del rapporto famigliare, al divorzio, momento in cui cessa il legame coniugale, passando per il ruolo di capo famiglia dell’uomo e alle questioni legate all’eredità, il diritto privato iraniano è impregnato dalla sharia, il diritto religioso, il che pone il problema di come debba relazionarsi la donna con un sistema normativo in cui non vige la parità formale dinnanzi alla legge, come ad esempio sottolinea l’art. 3 della Costituzione italiana, ma la complementarietà. 

I diritti e i doveri dei coniugi e in generale dell’uomo e delle donna nell’ordinamento iraniano non sono infatti uguali, ma differiscono in vari ambiti. Ciò deriva dalla convinzione che l’uomo e la donna non siano uguali, e che quindi le loro differenze sessuali, fisiche e psicologiche, evidenti a tutti, abbiano una diretta ripercussione sull’acquisizione di diritti e doveri, tema ampiamente superato dalla dottrina, dal diritto positivo e dalla giurisprudenza dei paesi occidentali. Ad esempio, già al momento in cui nasce il legame matrimoniale, lo stato dei nubendi non è eguale: l’uomo può sposarsi senza particolari permessi e in completa libertà, mentre la donna, se vergine, ha bisogno dell’autorizzazione paterna.

 Quest’ultima può essere superata solo in casi particolari, ma la regola generale è che una vergine non può stipulare un contratto matrimoniale con un uomo, senza il consenso del pater familias, ai sensi dell’art. 1043 del Codice Civile attualmente in vigore in Iran. L’art. 1041 riporta una ulteriore disparità: la maggiore età per i maschi che vogliano contrarre matrimonio è raggiunta a 15 anni, per le femmine 13, anche se attraverso un permesso del Giudice di Pace può essere concesso anche il matrimonio di un minore. 

Le norme del diritto di famiglia sono fortemente influenzate dal fattore religioso, anche in ossequio all’art. 10 della Costituzione iraniana: “Essendo la famiglia il nucleo della società islamica, tutte le leggi, i regolamenti e gli altri atti normativi tendono a facilitare la formazione di una famiglia, per proteggerne la sacralità e stabilizzare le relazioni familiari sulla base delle leggi e dell’etica islamica.”

lunedì 27 febbraio 2017

Diritto Pubblico, Scienze Politiche, Islam Raccolta di Saggi. Volume 1., Irfan Edizioni, 2017, a cura di Ali Reza Jalali

Diritto Pubblico, Scienze Politiche, Islam Raccolta di Saggi. Volume 1., Irfan Edizioni, 2017, a cura di Ali Reza Jalali.

Nuova pubblicazione a cura del Dipartimento di Studi giuridici, politici ed economici del Centro Studi Internazionale Dimore della Sapienza. Per ogni informazione e per prenotazioni contattare l'Editore tramite il sito internet di Irfan Edizioni. 





mercoledì 25 gennaio 2017

Iran Turismo E Viaggi, nuovo blog dedicato al turismo e ai viaggi in Iran

L'Iran, uno dei più grandi paesi del Medio Oriente, con una estensione di oltre 1,6 milioni di KM2, ovvero oltre cinque volte l'Italia, con i suoi 80 milioni di abitanti, rappresenta una nazione con una storia millenaria, l'antica Persia, con paesaggi magnifici e climi diversi. Una meta imperdibile per il turismo italiano. Una meta poco conosciuta, ma che negli ultimi anni ha visto una notevole crescita. L'Iran è un paese stabile e sicuro, al contrario di molti altri paesi della regione vicinorientale, che nonostante le forti problematiche politiche e di sicurezza, per via di una propaganda mediatica distorta, attraggono molti turisti. L'Iran è una meta nuova per il turismo internazionale, e vuole essere un punto di riferimento per il turismo e i viaggi a carattere storico, culturale e naturale per i cittadini italiani. 
Il blog IRAN TURISMO E VIAGGI è lieto di annunciarvi la possibilità di organizzare tour e viaggi organizzati per cittadini italiani e non, per farvi conoscere le meraviglie dell'Iran, la Terra degli Ariani, l'antica Persia. I nostri referenti sono agenzie di viaggio iraniane con esperienze internazionali consolidate. 
Il referente per i turisti italiani è il prof. Ali Reza Jalali (Perugia, 1985), docente universitario presso la Libera Università Islamica di Shahrud e consulente legale e commerciale, nato e cresciuto in Italia, residente in Iran dal 2016. 
Contatti: e-mail: alirezajalali1@yahoo.it, Iran, Regione di Semnan, Shahrud. Contatti in Italia; Brescia, Via della Pace 19, presso Persian Art Tappeti Persiani, tel. 3391072379. Per contattare direttamente al telefono il prof. Ali Reza Jalali dall'Italia: 00989360957046.    
 
LINK:  http://iranturismoeviaggi.blogspot.co.uk/

martedì 24 gennaio 2017

Il blog Iran Mondo riprende la pubblicazione con lo scopo di pubblicizzare il turismo italiano in Iran

Il blog Iran Mondo riprende la pubblicazione con lo scopo di pubblicizzare il turismo italiano in Iran 


Viaggiare in Iran 


 Scopri tour e viaggi in Iran, l'antica Persia. Prenota con noi il tuo viaggio e vivi un'esperienza indimenticabile.

 L'Iran è il Paese più sicuro ed ospitale del Medio Oriente, vanta una ricchezza culturale e paesaggi meravigliosi. 




Ci basiamo sulla collaborazione di serie ed esperte agenzie di viaggio presenti sul territorio iraniano da anni. 


Per ulteriori informazioni potete contattare il dott. Ali Reza Jalali, docente universitario, consulente legale e commerciale, nato e cresciuto in Italia, residente in Iran: alirezajalali1@yahoo.it 

Contatto in Iran: Shahrud, Provincia di Semnan, Edalat st. Tel. 00989360957046

Contatto in Italia: Brescia, Via della Pace Tel. 3391072379 

lunedì 16 maggio 2016

"Islam, politica, diritto". Nuovo blog del Dipartimento di Studi giuridici, politici ed economici del Centro Studi Internazionale Dimore della Sapienza

Si informano i gentili lettori del blog che d'ora in avanti gli aggiornamenti potranno essere seguiti solo ed esclusivamente su un nuovo sito: https://islampoliticadiritto.wordpress.com/
 
 

 

 
 

"Islam, politica, diritto"

Blog del Dipartimento di Studi giuridici, politici ed economici del Centro Studi Internazionale Dimore della Sapienza. Direttore: Ali Reza Jalali (Ph.D.), Dottore di ricerca in Diritto costituzionale presso l'Università di Verona (2016, titolo tesi: "Islam, Costituzione, diritti umani. Il peso della sharia sugli ordinamenti costituzionali"