Il Qatar tra il Canale di Suez e l’asse Cairo-Teheran


Il Qatar tra il Canale di Suez e l’asse Cairo-Teheran

Dedefensa 15 gennaio 2013
imageSì, che cosa vuole il Qatar? Qual’è la sua politica, lo scopo, quali sono i suoi obiettivi? Ogni volta che pensi di aver capito che questo piccolo emirato sovraccarico di tonnellate di miliardi di dollari abbia davvero una strategia, sappia cosa trami e sappia dove stia andando, comprandosi tutti per uno scopo così preciso che brilla come una montagna d’oro. Poi qualcosa di nuovo esce, e ci si rende conto con un po’ d’imbarazzato, che potrebbe benissimo esserci una contraddizione. Oggi, la situazione in questo senso ha aspetti incredibili. I commentatori stessi, tra i più saggi, con più probabilità di gestire o manipolare le informazioni e tutto il resto in direzione delle più audaci interpretazioni, cominciano a farsi domande su queste contraddizioni, senza nascondersi infine, ciò che costituisce il mistero del Qatar, l’oggetto dei loro articoli. Due esempi sono istruttivi.
• Iniziamo con alcune osservazioni completamente e ingenuamente stupite di Mohammad Hisham Abeih di as-Safir, il quotidiano indipendente libanese di sinistra, sempre ben informato… Questo 10 gennaio 2013, il soggetto dell’articolo di Mohammad Hisham Abeih è la visita del primo ministro del Qatar in Egitto… E l’articolo si conclude con la stessa domanda che sembra averlo giustificato, una domanda senza risposta, all’inizio e alla fine di questo articolo… “Il problema rimane: Che cosa vuole il Qatar di diverso da estesi poteri economici e influenze politiche nel processo decisionale dell’Egitto?” Ci sono vari dettagli in questo articolo sul potere di al-Jazeera, e soprattutto sulla presenza massiccia dei Fratelli musulmani, in particolare egiziani, nella redazione della TV del Qatar, corrispondente ad una curiosa inversione dell’influenza del Qatar in Egitto, come viene ovunque affermato. (“In particolare, molte figure di spicco di al-Jazeera news sono egiziani affiliati alla Fratellanza. [...] Inoltre, ospiti e lealisti della Fratellanza dominano la maggior parte dei programmi della rete riguardanti affari politici egiziani.”)
Infine, vi è l’articolo un po’ sorprendente sulla conferenza stampa di Cairo del 9 gennaio, con i due primi ministri (egiziano e qatariota), sul piano, oggetto di accesi dibattiti in Qatar, per acquisire a titolo di affitto per 99 anni … niente di meno che il Canale di Suez. “La conferenza stampa tenutasi ieri [9 gennaio] dopo che il primo ministro del Qatar Hamad bin Jassim al-Thani si era incontrato con Morsi e il primo ministro egiziano Hisham Qandil, si era riscaldata. Hamad si è ritrovato a risponde a questioni e accuse riguardo il ruolo del Qatar negli affari politici ed economici dell’Egitto. Ha detto che “l’Egitto è troppo grande per essere dominato da qualcuno“. Hamad ha detto che se il diritto di voto alle elezioni parlamentari o presidenziali in Egitto venisse concesso a tutti in Qatar, il risultato non ne risentirebbe. Hamad si riferiva alla piccola popolazione del Qatar (1,6 milioni di persone compresi gli immigrati, rispetto ai 90 milioni in Egitto). Tuttavia, l’impatto che preoccupa gli egiziani non ha assolutamente nulla a che fare con la popolazione del Qatar, ma con il suo denaro e la sua influenza. E’ stato recentemente confermato che il Qatar ha intenzione di acquisire il canale di Suez, con un accordo graduale per avviare lo sviluppo e la gestione di alcuni servizi del canale, come preludio a una sua concessione per un periodo di 99 anni. Circa lo stesso periodo di affitto strappato dall’avventuriero francese Ferdinand de Lesseps, che convinse il governatore dell’Egitto, Muhammad Said Pasha, a costruire il canale nella metà del XIX secolo.
“A parlare del Canale di Suez per primo era stato l’ex candidato presidenziale Ahmed Shafiq, al culmine della sua campagna per le elezioni presidenziali dello scorso giugno. La questione venne appena trattata dai Fratelli musulmani, ma venne ripresa dall’opposizione, soprattutto dopo le diverse visite compiute in Egitto da funzionari del Qatar, in particolare dall’emiro sheikh Hamad bin Khalifa al-Thani e dal primo ministro Hamad. Ci furono anche voci secondo cui il ‘direttore dell’Intelligence del Qatar, Ahmed bin al-Thani abbia compiuto una visita segreta in Egitto lo scorso maggio, dove avrebbe incontrato presumibilmente il capo della Fratellanza, Mohammed Badie. La smentita del gruppo della notizia non ne ha frenato la diffusione. “Così il primo ministro del Qatar si è trovato obbligato a rispondere a una domanda circa le intenzioni del Qatar verso il canale di Suez. Ha detto che tutte le chiacchiere su questo argomento sono un semplice scherzo, e che non ci sono piani del Qatar riguardo il canale, che considera essere patrimonio speciale degli egiziani“.
• Quindi, il Qatar vuole, in qualche modo, comprarsi l’Egitto? Questo è forse quello che potrebbe essere creduto, per la gioia di Stati Uniti e Israele… Ma qui, sotto forma di articolo di DEBKAfiles del 14 gennaio 2013, viene confermata la parte relativa al viaggio di un emissario del Pentagono a Cairo e, secondo alcune indiscrezioni da Washington, un altro campanello d’allarme sotto forma di questa breve frase: “Sia Washington che Gerusalemme sono sconcertate dalla mancanza di coerenza del Qatar…” In questo pezzo di DEBKAfiles vediamo il Qatar, amico fedele degli Stati Uniti che ospita il quartier generale della Quinta Flotta, caposaldo dei ribelli siriani e nemico giurato dell’Iran, e pertanto apprezzato anche da Israele, essere improvvisamente descritto come un mediatore zelante tra l’Egitto… e l’Iran, tutto ciò concretizzato dalle visite a Cairo, in segreto, anche del capo delle Guardie Rivoluzionarie. E’ vero che il sottosegretario alla difesa per l’intelligence USA, Michael Vickers, che era venuto a Cairo all’inizio di questo mese per organizzare la cooperazione tra Egitto e Israele contro il terrorismo nel Sinai, ha subito il disinteresse più completo degli egiziani, interamente mobilitati dalle conseguenze della visita del generale iraniano Soleimani, attendendo il ministro degli affari esteri iraniano, con la benedizione del Qatar… Tuttavia, secondo le nostre fonti, la missione di Vickers per riattivare i fronti libici e del Sinai contro il terrorismo islamico, si è  imbattuta nello spirito di non-cooperazione di Cairo. Trovando i leader egiziani immersi in un processo di riavvicinamento con Teheran, e con la mediazione del Qatar, che affermavano che la lotta contro le reti terroristiche infiltrate nel Sinai non era esattamente opportuna in quel momento. Invece, erano impegnati ad intrattenere gli illustri ospiti iraniani.
Le fonti di intelligence di DEBKAfile riportano che prima il generale comandante delle Brigate al-Quds dei Guardiani della Rivoluzione, Gen. Qassem Soleimani, aveva compiuto una visita segreta a Cairo il mese scorso, seguito l’11 gennaio dal Ministro degli Esteri iraniano Ali Akbar Salehi. Sembra che il presidente Mohamed Morsi sia diventato un fan del Gen. Soleimani. Erano profondamente colpite dal gesto di ospitare l’architetto del mantenimento al potere del leader siriano Bashar Assad, contro ogni previsione. Il generale iraniano è stato invitato a Cairo dai Fratelli musulmani dell’Egitto per avere consiglio, da uno esperto, su come mantenere al sicuro il proprio regime rispetto alle cospirazioni interne ed esterne.
“Washington era turbata dal scoprire, più di tutto, che il Qatar era il canale che aveva incitato Cairo ad aprirsi all’amicizia con Teheran. Il Qatar ha favorito il processo con la promessa di un prestito a lungo termine, di due miliardi di dollari, fatta l’anno scorso a un Egitto a corto di liquidi. Sia Washington che Gerusalemme sono sconcertate dalla mancanza di coerenza del Qatar, da un lato fornisce un robusto sostegno alla rivolta siriana per il rovesciamento di Bashar Assad, il più stretto alleato di Teheran, perseguendo dall’altro lato l’incremento dell’influenza dell’Iran sui Fratelli musulmani d’Egitto, espandendone l’impatto sul mondo arabo. Come funziona questa alleanza tra il nuovo asse sunnita pro-USA Egitto, Qatar e Turchia, che i diplomatici statunitensi hanno messo insieme per gestire il negoziato il cessate il fuoco a Gaza, a novembre? Forse il Qatar fa il doppio gioco costruendo un secondo blocco con l’Egitto e l’Iran?
Le motivazioni del Qatar sono di vitale importanza per Israele, perché i suoi governanti allungano i loro tentacoli ammorbiditi dalle pesanti infusioni di contante nei centri di potere palestinesi di Gaza e della Cisgiordania. Lavorando a favore dell’Iran, Qatar ed Egitto potrebbero finire per aprire la porta posteriore palestinese a Teheran, permettendole di entrare nei due territori. Questa prospettiva sarebbe alla base dei recenti avvertimenti del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, secondo cui Hamas potrebbe controllare anche la Cisgiordania nel giro di pochi giorni.” Quindi, sì, certo, cosa vuole il Qatar? Anche se il Qatar sta facendo il doppio gioco, ci piacerebbe sapere come tale doppio gioco si svolge? Doppio gioco o forse triplo? E così via …
Certo, è l’”Oriente complicato”, ma quando questo “Oriente complicato” è accompagnato dai miliardi e dalla dialettica narrativa del blocco BAO, questa complicazione si ubriaca, e quando si ha la sensazione  di una situazione generale incontrollata, in cui vengono consentite tutte le iniziative, in cui non domina più la legittimità, e nessuna autorità internazionale sembra prevalere o addirittura imporsi, l’ubriachezza diventa vertigine… Sembra quindi inutile eventualmente iniziare a schizzare delle spiegazioni sui vari fatti sopra riportati, in relazione a ciò che sappiamo delle varie avventure della “primavera araba” e del Qatar. È sufficiente notare che la “politica estera” del Qatar tende a “diversificarsi”, nel senso di finire nel disordine, colpendo coloro che pensavano di appoggiarsi alla sua solidità finanziaria e al suo potere d’influenza, per far avanzare alcune cause e alcuni scopi specifici.
Il nostro apprezzamento del Qatar, come abbiamo scritto nella nostra analisi nella nota del 23 ottobre 2012, è che si tratta di un potere  assolutamente creato dal sistema… (““Avatar”, certo, un mostro, una mostruosità, un Frankenstein, va tutto molto bene, dopo tutto… questo è diventato il Qatar, nel 2012, per il suo ruolo nel sistema, scoprendo un nuovo tipo di entità mostruosa [...] il Qatar e la sua avventura sono davvero l’esempio archetipico dell’attività del sistema, con il Qatar stesso, divenuto nel suo processo degli ultimi anni, una emanazione perfetta del sistema. La rapidità dei mutamenti di direzione del suo destino è notevole, misurando la potenza dell’attività del sistema e gli effetti che questa attività genera.”) Nella stessa nota, in conclusione ritenevamo che il destino del Qatar: “Senza legittimità e senza nessun’altra sostanza che il potere negativo e dissolvente che ha il denaro nel quadro dell’attivismo folle del sistema, il Qatar ha raggiunto il picco della curva della super-attività, a cui tutti i paesi del blocco BAO si inchinano con rispetto. Nella logica della dinamica che si osserva adesso, il processo di distruzione non dovrebbe tardare a dare i suoi frutti, e possiamo già considerare che gli avatar incontrati nelle ambizioni siriane del Qatar sono i primi…”
Ovviamente, siamo brevi e un po’ modesti, soprattutto limitandoci ai soli affari siriani e, al loro corso infine classico. La “distruzione”, in questo caso, fa parte dell’evoluzione del sistema stesso e può prendere, e ben inteso prende sovente, la forma del disordine; ne è anche il segno più evidente, con le “virtù” della disintegrazione e della dissoluzione che il disordine reca con con sé e che diffonde attorno a sè… In questo caso, infatti, la cosa più notevole nella corrente curva del Qatar, come si presenta a noi attraverso questi vari esempi, è vedere come il progresso della superpotenza di questa entità sia sempre più caratterizzata dal disordine, con iniziative in tutte le direzioni e immediate valutazioni interne delle opportunità del momento, senza preoccuparsi della coerenza e della coesione, senza preoccuparsi dell’angoscia che ciò provoca in altri paesi “alleati”, anche e soprattutto “amici”.
Il Qatar assume la sua superpotenza creativa del sistema, e la sconta per la mancanza della legittimità della fonte originaria (“ciclica”, in questo caso particolare) del processo di distruzione; tutto questo in realtà produce una politica estera di conquista sempre più disordinata, che alla fine trascina i suoi migliori “amici” e “alleati” nell’incomprensione e in vertiginose iniziative contraddittorie. Gli altri, quelli che vengono classificati in base ad alcuni giudizi sommari nella categoria di “nemici” e “vassalli”, come l’Iran e l’Egitto, possono e devono aspettarsi l’opportunità  di poter godersi, se l’occasione si presenta, i vari sconvolgimenti politici del Qatar, come si è visto con l’Iran e l’Egitto, ma tenendo conto della fragilità del processo e, naturalmente, promuovendo i propri interessi. (In questo caso particolare, a breve e in pochissimo tempo, sembra che nonostante la forma attuale delle relazioni, paesi come l’Egitto e l’Iran, dalla legittimità affermata, hanno molte più probabilità di trarre vantaggio competendo in questo vortice di cui il Qatar è il centro e il motore, mentre il Qatar, naturalmente, è più che mai una pedina o una sorta di elettrone libero, un agitatore del sistema…)
Infine, tutte s’inserisce in modo logico nello schema generale della politica del sistema, e dei suoi personaggi così straordinari, così contraddittori.
Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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