Wahabismo (sunnismo estremista) e sciismo estremista: l’islam militante che piace a Zio Sam



Wahabismo (sunnismo estremista) e sciismo estremista: l’islam militante che piace a Zio Sam


Yaser Yahia Abdollah Al Habib, è una sorta di telepredicatore sciita, di origini kuwaitiane, attivo da qualche tempo in Inghilterra, conosciuto in un certo ambiente come il "nemico numero uno del wahabismo". Ora, una persona dotata di intelletto, che conosce come stanno le cose nel mondo, sa benissimo che la corrente wahabita (secondo alcuni una sorta di sunnismo estremista) all'interno dell'islam è quella più reazionaria e conservatrice, antisunnita e antisciita, spesso tra le altre cose, intima collaboratrice degli interessi coloniali occidentali nel mondo islamico. Quindi uno potrebbe pensare: "se il sig. Al Habib è nemico dei reazionari, allora è un rivoluzionario autentico antimperialista." Ma le cose non stanno così.
Questo presunto sapiente religioso sciita, attraverso i suoi media svolge delle azioni mediatiche particolari. Egli è molto giovane, per un periodo breve finì in carcere in Kuwait, e poi, grazie alle "strane" pressioni degli inglesi fu liberato e portato a Londra, dove risiede tutt'ora. In poco tempo, grazie evidentemente alla collaborazione delle autorità di Sua Maestà, è riuscito a fondare un canale satellitare e delle riviste religiose e politiche. Questo baldanzoso giovanotto di trentasei anni, è diventato famoso qualche anno fa, quando in una cerimonia in Inghilterra, insultò pubblicamente Aisha, una delle mogli del profeta Muhammad. Il risultato di tali insulti fu che alcuni musulmani sunniti, che hanno molto rispetto per Aisha, si sono scagliati contro gli sciiti, facendo di ogni erba un fascio.



A gettare acqua sul fuoco allora ci pensò la Guida della Rivoluzione islamica dell'Iran e degli oppressi di tutto il mondo, l'Ayatollah Ali Khamenei, con una fatwa, nella quale egli diceva apertamente che insultare le mogli dei profeti, ed in particolare del profeta Muhammad, era islamicamente inaccettabile e condannabile. Questa fatwa presto si diffuse in tutto il mondo, e le emittenti dei paesi arabi e islamici la pubblicarono. Anche le guide di Al Azhar in Egitto, principale centro dell'islam sunnita, accolsero l'editto con favore. Ovviamente Al Arabya, la voce del governo wahabita saudita censurò la fatwa.
Ciò dimostra da un lato la, nel migliore dei casi, stoltezza del telepredicatore sciita a Londra, se non la sua vera e propria complicità con gli agenti del colonialismo (questa ipotesi è molto più plausibile). D'altro canto tutto ciò ci aiuta a capire che la linea dell'Ayatollah Khamenei è l'unica, sostenuta anche da altri grandi sapienti, che possa portare ad una politica di unità tra musulmani, in antitesi da certi sciiti estremisti, che in modo consapevole o meno, vogliono fare la stessa cosa che fanno gli wahabiti, creare scompiglio tra i musulmani, per applicare la politica colonialista del divide et impera. Wahabismo (sunnismo estremista) e sciismo estremista, sono due facce della stessa medaglia, quella medaglia che l'imam Khomeini chiamava "islam americano".  

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