Dai "freedom fighters" agli "eserciti liberi"









Sembra scoppiata una nuova moda in Medio Oriente, quella degli "eserciti liberi", che ricordano molto, anche nel nome, i freedom fighters di afghana memoria. Il compito di questi sembra lo stesso di 30 anni fa, combattere un nemico comune tra massimalisti islamisti o gruppi approssimabili, se non ideologicamente almeno simili nel modus operandi e negli obiettivi, e l'Occidente. Allora, negli anni '80, i massimalisti e gli USA combattevano il governo filosovietico e le truppe dell'URSS, oggi, il campo di battaglia è la zona tra il mediterraneo orientale (Siria, Libano) e il golfo persico (Iraq). L'Occidente è nuovamente alleato dei freedom fighters, ovvero gli "eserciti liberi", addestrati e finanziati da Turchia, Qatar e Arabia Saudita. Il nemico questa volta è rappresentato principalmente dai governi di Siria e Iraq, e dalla resistenza libanese, colpevoli di essere amici o alleati dell'Iran. Questa guerra occidentale al Medio Oriente, in prospettiva si rivolge anche alla Russia. Di seguito riportiamo alcuni articoli degli ultimi mesi sulla moda degli "eserciti liberi". Gli articoli sono solo uno spunto per la riflessione e non rappresentano necessariamente la linea editoriale di questo blog.







Una formazione armata sunnita è nata in Iraq. Si chiama l'Esercito libero dell'Iraq (Eli) e si ispira all'Esercito libero siriano (Els) la milizia dominata dai sunniti che combatte il regime di Bashar Assad. Intervistati dal quotidiano libanese Daily Star, i suoi uomini hanno spiegato che l'intento della milizia è abbattere il potere sciita in Iraq e di «combattere l'influenza dell'Iran» nella regione. «Il progetto dell'Eli è simile a quello dell'Els: abbattere i regimi sciiti sponsorizzati dall'Iran», ha spiegato «Abu Ahmad», un miliziano dell'Eli, che combatte a Falluja. Non è chiara la consistenza di questa formazione armata. Diversi analisti ritengono che si sia alleata con elementi di al Qaeda che operano nella regione a prevalenza sunnita di Anbar, ma avrebbe cellule a Qaim e a Mosul. Di essa farebbero parte anche militanti sunniti di "Sahwa", che prima hanno combattuto contro l'occupazione Usa e successivamente (nel 2006) si sono alleati con le truppe americane e il governo iracheno nella lotta contro al Qaeda. Sotto il premier iracheno Nuri al Maliki, gli uomini di Sahwa sono stati integrati nelle forze di sicurezza e dell'esercito in prevalenza nella provincia di Anbar. Ma in altre aree dell'Iraq i miliziani di Sahwa sarebbero stati messi ai margini dagli sciiti. Secondo alcune fonti invece il Fie sarebbero ostile agli ex miliziani "Sahwa", che vedrebbe come «sunniti traditori» per aver collaborato in passato con il governo. Il premier Nour Maliki viene accusato dai sunniti, non solo iracheni, di appoggiare il regime di Bashar Assad (dominato dagli alawiti) e per questo è soggetto a forti pressioni. Allo stesso tempo i clan familiari sunniti in Iraq da tempo appoggiano con armi e fondi (e forse anche uomini) i ribelli dell'Els in Siria. In passato invece non pochi siriani sunniti hanno combattuto in Iraq contro i soldati americani. «Abu Ahmad», che ha combattuto nella seconda battaglia di Falluja contro gli americani nel 2004, sostiene che i finanziamenti all'Eli arrivano dalle monarchie sunnite del Golfo. «La caduta di Bashar Assad sarà un colpo al progetto iraniano. Se Dio vuole quello che l'Els sta facendo in Siria avverrà anche in Iraq. Quando avremo un forte esercito qui (l'Eli), il regime iracheno finirà come quello di Assad», aggiunge il miliziano.

http://nena-news.globalist.it/Detail_News_Display?ID=40582






L’esercito iracheno  ha arrestato il comandante del cosiddetto “esercito iracheno libero” in un’operazione di sicurezza a sud ovest di Kirkuk. Il Magg. Gen. Mohammed Saeed al-Dulaimi ha dichiarato, che il leader è stato arrestato nella serata di ieri, durante un’ operazione di sicurezza nel villaggio di Riyadh in provincia di Kirkuk, aggiungendo che sono state scoperti importanti documenti  circa l’organizzazione, che sta cominciando a reclutare mercenari a Kirkuk. Dulaimi ha aggiunto che il detenuto era rientrato cinque giorni prima in Iraq dal confine con la Siria, dove ha collaborato con il Libero esercito siriano. Il detenuto è stato trasferito in una prigione segreta per essere interrogato. Giorni fa uomini armati non identificati che viaggiano a bordo di un’auto, hanno aperto il fuoco contro un posto di blocco nella zona di Srklan, sulla strada tra Kirkuk e la provincia di Ninive, uccidendo due militari e ferendone un altro.

http://www.ilfarosulmondo.it/wp/?p=9473




Vari partiti curdi hanno raggiunto un accordo nella città di Hewler (Erbil), nel Kurdistan iracheno, per formare un “Esercito Curdo Libero” composto da soldati curdi. Secondo un’agenzia di stampa tedesca, la denominazione sarebbe “in armonia con la denominazione dell’Esl (Esercito Siriano Libero) che si batte per rovesciare il regime di Assad”. L’agenzia ha poi aggiunto che “l’Esercito Curdo Libero lavorerà in coordinamento con l’Esercito Siriano Libero perché i curdi, nelle aree curde della Siria del nord, sono sottoposti a continui attacchi da parte di gruppi salafiti estremisti, alcuni dei quali provengono da fuori della Siria”.

http://www.arabpress.eu/siria-nasce-lesercito-curdo-libero/

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