Prima la Guida suprema iraniana, l’ayatollah Ali Khamenei, poi il presidente Mahmoud Ahmadinejad dal Cairo, hanno seccamente respinto al mittente l’offerta avanzata nei giorni scorsi dal vicepresidente Usa Joe Biden di avviare colloqui bilaterali diretti per discutere del controverso programma nucleare iraniano.
Una presa di posizione giunta dopo che, ieri - scrive il New York Times - gli Usa hanno imposto nuove restrizioni sui pagamenti per il petrolio iraniano, con l’obiettivo di aumentare la pressione su Teheran in vista della disponibilità del governo di Tehran a riprendere trattative multilaterali sul nucleare il prossimo 26 febbraio in Kazakhstan.
Biden aveva suggerito, la scorsa settimana nel corso della Conferenza sulla sicurezza a Monaco, un negoziato a due, ma solo nel caso in cui Teheran avesse mostrato un interesse davvero serio. Oggi l'ayatollah Khamenei, in un discorso davanti al comando delle Forze aeree iraniane, ha respinto l’offerta, sostenendo che mentre l’uomo della strada potrebbe accogliere con entusiasmo la prospettiva di negoziati bilaterali, l’Iran non ha in realtà visto, da parte di Washington, nulla di diverso dal solito atteggiamento anti-Teheran.
«La nazione iraniana non negozierà sotto pressione», ha affermato la Guida della Rivoluzione. E, ricordando le sanzioni internazionali contro Teheran, ha aggiunto: «Gli Stati Uniti hanno una pistola puntata contro l’Iran e vogliono trattare con noi. La nazione iraniana non accetterà intimidazioni».
La Guida ha anche detto che l'Iran non può fidarsi degli americani, in quanto negli ultimi 60 anni gli USA hanno sempre avuto un atteggiamento arrogante. Egli ha fatto l'esempio del colpo di stato americano contro Mosaddeq e il sostegno alla tirannia di Mohammad Reza Pahlavi, per non dire delle questioni riguardanti gli ultimi 30 anni.
Poco più tardi, sulla stessa linea di chiusura, sono arrivate le parole del presidente: «Non possiamo accettare colloqui diretti con l’America sino a quando Washington minaccia il nostro Paese. Il dialogo ha significato - ha avvertito Ahmadinejad - solo se basato sul reciproco rispetto, su un piano di uguaglianza e giustizia. Le cose andrebbero bene se gli americani correggessero il modo di rivolgersi a noi».
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