Zaynab bint Ali





islamshia
Zaynab bint ʿAlī ibn Abī Ṭālib (Medina626/7 – 682) è stata la terzogenita del quarto califfo dell'Islam e primo 
Secondo una tradizione il nome le sarebbe stato assegnato dal nonno.
Fu moglie di suo cugino paterno ʿAbd Allāh, figlio di Jaʿfar al-Ṭayyār ibn Abī Ṭālib e di Asmāʾ bint ʿUmays, andata sposa poi del cognato ʿAlī quando Jaʿfar morì nella battaglia di Muʾta nel 629. Ebbe cinque figli da ʿAbd Allāh: ʿAlī (detto ʿAlī al-Zaynabī), ʿAwn al-Akbar (ucciso a Karbalāʾ), ʿAbbās, Muḥammad (anch'egli caduto forse a Karbalāʾ) e Umm Kulthūm (sposata al cugino paterno Qāsim ibn Muḥammad ibn Jaʿfar ibn Abī Ṭālib dopo aver rifiutato di diventare moglie di Yazīd ibn Muʿāwiya).
Visse a Kūfa che il padre aveva preferito a Medina come capitale califfale e dal padre si dice fosse istruita nelle scienze coraniche, a decisa smentita di quanti pensano che le donne siano escluse dall'istruzione religiosa.
Dopo l'assassinio del padre nel 661, Zaynab tornò a Medina e si dice abbia assistito il fratello maggiore al-Ḥasan che, secondo una tradizione sciita, sarebbe stato avvelenato dal califfo omayyadeMuʿāwiya ibn Abī Sufyān nel 669.
Secondo una tradizione, sempre di provenienza sciita, il fratello al-Ḥusayn ibn ʿAlī avrebbe seguito il suo consiglio di non riconoscere come legittimo califfo il figlio di Muʿāwiya.
Nel massacro che seguì a Karbalāʾ il 10 muḥarram dell'anno 61 dell'Egira (10 ottobre 680 d.C.), tra i 72 trucidati figuravano 18 familiari di al-Ḥusayn, fra cui ʿAwn e Muḥammad, figli di Zaynab e ʿAbd Allāh. Zaynab all'epoca aveva 54 anni.
Mausoleo di Sayyida Zaynab a Damasco
Zaynab, come le altre donne, fu fatta prigioniera e tradotta con vari fanciulli in modo umiliante a Kūfa, incatenata e senza il velo che, per pudore, le donne usavano portare alla maniera bizantina, con le teste dei caduti (fra cui quella del fratello) infilzate sulla punta delle lance dei soldati omayyadi. Il wālī della città, ʿUbayd Allāh ibn Ziyād avrebbe deciso di mettere a morte in quell'occasione il giovane figlio di al-Ḥusayn, scampato al massacro, ma il futuro quarto Imām sciita, ʿAlī ibn al-Ḥusayn detto Zayn al-ʿĀbidīn, si salvò per l'appassionato intervento della zia.
Più tardi la stessa azione protettrice fu espressa da Zaynab per proteggere l'onore della nipote Fāṭima al-Kubrā, figlia di al-Ḥusayn, insidiata dalle voglie d'un soldato omayyade a Damasco. Imprigionata con gli altri scampati della famigliahascemita, Zaynab fu infine rilasciata con la famiglia qualche tempo dopo, tanto grande e pericoloso era lo scandalo destato dalla prigionia di donne e bambini che, nella società islamica, sono considerati protetti dalle violenze belliche. 


Quando Yazid ricevette la lettera d’Ibni Ziad, gli ordinò di mandare a Damasco i prigionieri e le teste dei martiri di Karbalà. Ibni Ziad convocò Muhaffar Ibni Tha´labah Al´à’iziyy e gli affidò quelle sacre teste e i prigionieri; egli portò i prigionieri a viso scoperto come si faceva di solito con le prigioniere miscredenti.
Ibni Lahi´ah narra una tradizione della quale noi citeremo la parte che qui ci interessa (questa tradizione è stata tramandata anche da altri narratori di hadith): «Stavo girando intorno alla Ka´bah quando d’un tratto vidi un uomo che diceva: “O Dio, perdonami… anche se non penso che mi perdonerai”. Io gli dissi: “O servo di Dio, temilo e non parlare in questo modo! Sappi infatti che se chiedi il Suo perdono, Egli ti perdona, anche se i tuoi peccati sono tanti quante sono le gocce di una pioggia e le foglie di un albero, poiché Iddio è il Clemente, il Benevolo”. Quell’uomo disse: “Vieni accanto a me affinché ti possa raccontare la mia storia”. Andai da lui e mi disse: “Eravamo cinquanta persone e portavamo la testa di Husain a Damasco. Durante le nostre soste notturne depositavamo la testa in un baule e ci mettevamo intorno ad esso a bere del vino. Una sera i miei compagni bevvero cosí tanto da ubriacarsi, io però non bevvi. Quando si fece completamente buio s’udí un tuono, apparí un fulmine e s’aprirono le porte del cielo. Scesero cosí Adamo, Noè, Abramo, Ismaele, Isacco e il Sigillo dei Profeti Muhammad; ad accompagnarli c’erano anche [l’arcangelo] Gabriele e un gruppo di angeli. Gabriele andò vicino al baule, estrasse la testa di Husain, la strinse al petto e la baciò; fecero altrettanto tutti i profeti presenti. Il profeta dell’Islam pianse molto per Husain e gli altri profeti gli fecero le condoglianze. Gabriele disse: “O Muhammad! Dio l’Altissimo mi ha ordinato di eseguire qualsiasi provvedimento che prenderai nei confronti del tuo popolo. Ordinamelo e farò tremare la terra sotto i loro piedi, distruggerò tutto come feci con la tribú di Lot”. L’Inviato di Dio rispose: “No Gabriele! Nel Giorno del Giudizio, al cospetto di Dio, regolerò i conti con questa gente”. S’avvicinarono poi un gruppo d’angeli per ucciderci e io dissi: “Pietà, pietà, o Inviato di Dio!”. Lui disse: “Vattene! Che Iddio non ti perdoni!”»
Nell’opera Tazyil, di Muhammad Ibni An-najjàr Shaykhu-l-muhaddithin Bi Baghdad, ho letto, nella parte dedicata alla biografia di Alí Ibni Nasri-sh-shabukiyy, la seguente tradizione: “Durante il trasferimento della sacra testa dell’imam Husain a Damasco, in una delle loro soste iniziarono a bere del vino e a giocare con quella sacra testa, passandosela di mano in mano. D’un tratto comparve una mano e, con una barra di ferro, scrisse sul muro la seguente frase: “La gente che ha ucciso Husain spera forse ancora di ottenere, nel Giorno del Giudizio, l’intercessione di suo nonno?”. A vedere questo incredibile avvenimento abbandonarono la testa e fuggirono”

L'ARRIVO A DAMASCO

Si narra che gli uomini d’Ibni Ziad portarono la testa di Husain e le donne e i bambini della sua famiglia in Siria. Quando raggiunsero i pressi della città di Damasco, Ummu Kulthum, la nobile figlia dell’imam Alí, andò da Shimr e gli disse: “Ho qualcosa da chiederti”. Rispose: “Che cosa vuoi?”. Disse la nobile donna: “Introducici da una porta della città nella quale vi siano pochi spettatori e di’ agli uomini dell’armata di allontanare queste teste da noi, poiché è da molto che ci stanno vedendo in questo stato; ciò è diventato insopportabile per noi”. Shimr, a causa dell’empietà e viltà che lo contraddistinguevano, invece di esaudire i desideri di Ummu Kulthum fece conficcare le sacre teste dei martiri sulle lance e le piazzò esattamente in mezzo ai prigionieri; li fece passare inoltre, diversamente da quanto aveva chiesto Ummu Kulthum, tra la folla di spettatori. Quei crudeli arrivarono addirittura a portare quelle nobili creature nel luogo in cui di solito a Damasco si tenevano i prigionieri di guerra, vale a dire davanti alla moschea maggiore della città.
Si narra che un dotto dei tabi´in quando a Damasco vide la testa dell’imam Husain si nascose per un mese dai suoi compagni e quando fu rivisto e gli fu chiesta la ragione di questo gesto, disse: “Ma non vedete che grande disgrazia che ci ha colpito”; dopodiché recitò i seguenti versi: “O figlio della figlia del Profeta, hanno portato la tua testa insanguinata a Damasco! Uccidendoti è come se avessero pubblicamente e volontariamente ucciso il Messaggero d’Allah. O figlio della figlia del Profeta, ti hanno ucciso mentre eri assetato; uccidendoti hanno trascurato i comandamenti Corano. Hanno magnificato Iddio per averti ucciso, mentre in realtà hanno ucciso la magnificazione di Dio, la testimonianza della Sua unicità.
Si narra che quando i membri della famiglia di Husain arrivarono dinanzi alla porta della moschea maggiore della città, un vecchio venne da loro e disse: “Sia ringraziato Iddio per avervi uccisi e sterminati, per aver liberato le città dall’insidia dei vostri uomini e fatto prevalere il Duce dei Credenti [Yazid] su di voi”. Il nobilissimo imam Alí Ibni-l-husain disse: “Hai mai letto il Corano?”. Rispose: “Certo!”. Disse: «Hai letto questo versetto: “Di’ (o Muhammad): non vi chiedo per il compimento della Missione Profetica altro compenso che l’amore per i (miei) Parenti”?». Rispose: “Sí, l’ho letto”. Disse allora l’Imam: «Siamo noi i ‘Parenti’ dei quali parla questo versetto. Hai forse letto nella Sura dei Figli d’Israele il seguente versetto: “Dai ai Parenti ciò che è loro diritto avere”?». “Sí”, disse il vecchio. «Siamo noi i ‘Parenti’ dei quali parla questo versetto. Hai letto questo versetto: “Sappiate che la quinta parte d’ogni tipo di bottino che conquistate appartiene a Dio, all’Inviato e ai Parenti”?». “Sí” rispose l’uomo. «Siamo noi i ‘Parenti’ dei quali parla questo versetto. Hai mai letto questo versetto: ‘...Dio vuole solo allontanare da voi, Ahlulbait, ogni impurità e purificarvi completamente”?». “Sí” disse il vecchio. “Siamo noi la famiglia alla quale Dio ha esclusivamente dedicato questo versetto”, concluse l’Imam. A sentire queste parole il vecchio fece silenzio, si pentí di quanto aveva inizialmente detto e affermò: “Ti scongiuro di dirmi la verità, siete veramente voi quelli dei quali parlano questi versetti?” L’Imam rispose: “Giuro su Dio che siamo noi”. Il vecchio iniziò allora a piangere e dalla disperazione gettò a terra il proprio turbante; rivolgendosi al cielo disse: “O Dio, io aborrisco tutti i nemici della famiglia di Muhammad”. Disse poi all’imam Sajjad: “Pensi che Dio mi perdonerà?”. Quegli rispose: “Sí, se ti pentirai, ti perdonerà e sarai dei nostri”. Quando il maledetto Yazid seppe della vicenda di questo vecchio, lo fece uccidere.

L'INCONTRO CON YAZID

I nobili prigionieri dopo lo stremante viaggio furono condotti, legati con dei lacci, da Yazid, che, in occasione della sua [apparente] vittoria contro l’imam Husain, aveva dato un ricevimento. Appena si trovarono davanti Yazid, l’imam Sajjad disse: “O Yazid, ti scongiuro di dire che cosa penserebbe l’Inviato di Dio se ci vedesse in questo stato”. Il maledetto diede l’ordine di tagliare i lacci. Gli fu poi messa davanti la sacra testa di Husain e alcune donne furono poi disposte davanti a essa in modo tale da non farla vedere a nessuno, ma Alí Ibni-l-husain la vide e, dopo quel giorno, non mangiò piú alcun cibo saporito. Appena Zainab vide la testa del fratello cadde in un tragico stato di disperazione e con voce tanto triste da far tremare i cuori disse: “O Husain, o diletto dell’Inviato di Dio, o figlio della Mecca e di Minà [luogo ove si svolge parte del pellegrinaggio alla Mecca], o figlio di Fatima la Splendente, Signora delle Donne; o figlio della figlia dell’Eletto”. Si narra che in tal modo Zainab fece piangere tutti i presenti eccetto Yazid, che rimase in silenzio. Una delle donne appartenenti alla tribú dei Bani Hashim, che viveva in casa di Yazid, lamentandosi ad alta voce disse: “O diletto, o signore della mia famiglia, o nipote di Muhammad, o principe degli orfani, o tu che sei stato ucciso da chi è figlio illegittimo”. Tutti quelli che sentirono la voce di questa donna piansero.
Dopo queste toccanti vicende il perfido Yazid fece portare un pezzo di canna di bambú e iniziò a colpire con esso le labbra e i denti dell’imam Husain. Abu Barazah Al-aslamiyy si accorse di ciò e disse: «Guai a te Yazid! Colpisci Husain figlio di Fatima sui denti?! Vidi invero con i miei occhi l’Inviato di Dio baciare, succhiare i denti di Husain e di suo fratello Hasan e dire: “Voi due siete i signori dei giovani del Paradiso. Che Iddio uccida e maledica i vostri assassini e riservi loro l’Inferno, che è un terribile posto”». A sentire queste parole Yazid si incollerí e fece allontanare, facendolo trascinare per terra, quel nobile uomo. Dopodiché iniziò a recitare la seguente poesia di Ibn Az-zub´ariyy: «Avessero potuto gli eminenti della mia tribú, uccisi nella battaglia di Badr, essere vivi e vedere come i membri della tribú dei Khazraj si sono affannati e lamentati per i nostri colpi di spada; mi sarebbe piaciuto vederli gridare dalla gioia, rallegrarsi per ciò e dire: “O Yazid, ti siamo grati!”. Noi abbiamo ucciso gli eminenti della tribú dei Baní Hashim, vendicandoci della battaglia di Badr. La verità è che Hashim si è preso gioco del mondo: non ci fu nessuna missione, nessuna rivelazione. Io non sono figlio di Khundif se non mi vendicherò della progenie d’Ahmad»

IL SERMONE DI ZAINAB

Si alzò allora Zainab, figlia d’Alí Ibni Abitalib, e disse: «La lode appartiene solamente a Dio, il Signore dell’Universo. La benedizione di Dio sia sul Suo Inviato e sulla famiglia del Suo Inviato. Iddio ha perfettamente rivelato la verità nel seguente versetto coranico: “Quelli che hanno commesso le cattive opere sono arrivati al punto da smentire e schernire i Segni di Dio”. O Yazid, pensi forse che dal momento che ci hai reso la vita difficile e ci hai trascinato da un posto all’altro, come si fa con degli schiavi, noi abbiamo perso la considerazione di Dio e tu hai acquistato in magnificenza e rango? Pensi davvero che questi avvenimenti siano il frutto del tuo elevato rango? Ti dai cosí tante arie e sei cosí felice per la prospera e agiata vita che hai, perché hai ottenuto ciò che volevi? Ah, quanta fretta! Ti sei forse dimenticato di ciò che dice Dio nel Corano: “Non credano assolutamente quelli che sono diventati miscredenti che il fatto che abbiamo dato loro del tempo, torni a loro vantaggio! Noi diamo loro del tempo solo affinché possano aumentare i loro peccati. Essi avranno un castigo umiliante”. O Figlio degli Schiavi Liberati, ti sembra giusto che tu tenga le tue donne e le tue schiave al riparo delle tende, facendo girare di città in città, insieme ai loro nemici, a viso scoperto, le figlie del Profeta, affinché tutti, vicini e lontani, vili e il nobili, le vedano, senza nessuno che le possa difendere?! Del resto, come si può sperare pietà dal figlio di chi [come tua madre Hind] mangia il fegato dei nobili uomini, lo mastica e poi lo sputa, da colui la cui carne è cresciuta sul sangue dei martiri?! Perché non ci dovrebbe essere ostile chi senza tregua ci contesta, ci odia ed è nostro nemico?! E ora, ubriaco e pieno di boria, senza neanche renderti conto di quali orribili peccati hai commesso, colpisci con il bastone i denti d’Abi Abdillah, Signore dei Giovani del Paradiso, dici apertamente: “…affinché i miei padri, vedendo questa scena, urlino dalla felicità, si allietino e dicano: ‘O Yazid, ti siamo infinitamente grati!’”. Per quale motivo non dovresti parlare in questo modo?! Perché non dovresti recitare questa poesia, dal momento che ti sei macchiato del sangue della progenie di Muhammad, dal momento che hai spento le splendenti stelle della terra, vale a dire la progenie d’Abdu-l-muttalib [il nonno del Profeta]?! Devi sapere però che con ciò che hai fatto ti sei rovinato, ti sei scavato la fossa! E ora invochi i vecchi della tua tribú e pensi che loro sentano la tua voce. Sappi che ben presto li raggiungerai all’Inferno e ti pentirai di ciò che hai fatto, di ciò che hai detto. O Dio, vendicaci e fai giustizia bruciando nel fuoco della Tua ira quelli che hanno oppresso noi e i nostri difensori. O Yazid, sappi che con questo terribile crimine ti sei rovinato; presto, nel mahshar, sarai trascinato davanti al Messaggero di Dio, con a carico la pesante responsabilità di aver ucciso i suoi figli, mancato di rispetto alla sua famiglia, decapitato i suoi cari; ciò accadrà nel giorno in cui Dio li riunirà, trasformerà la loro dispersione in riunione e farà valere i loro diritti: “E non pensare [o Profeta] che quelli che sono stati uccisi sul sentiero di Dio siano morti, anzi essi sono vivi e presso il loro signore godono dei [Suoi] beni”.
O Yazid, ti basterà [per finire dannato in eterno] che Dio sia tuo giudice e il Profeta, aiutato da Gabriele, ti combatta. Presto quelle persone che ti hanno appoggiato, ti hanno fatto sedere su questo trono e ti hanno fatto dominare i Musulmani, comprenderanno che grande ingiustizia hanno commesso, capiranno chi di voi è il piú sciagurato, il piú vile di tutti. O figlio di Muawiah, anche se le avversità e le tristi vicende mi costringono a parlare con te, sappi però che io ti considero piú basso dell’apparente posizione che occupi. Io ti rimprovero e ti biasimo, perché non dovrei farlo dal momento che gli occhi piangono e i cuori soffrono per la lontananza dei cari. Ah! È incredibile che i nobili uomini del partito di Dio siano uccisi da quelli del partito di Satana. Le vostre criminali mani si sono macchiate del sangue della nostra famiglia e le vostre bocche sono piene della nostra carne. Certo, è proprio cosí! Non è forse vergognoso che quei casti corpi rimangano abbandonati a terra, siano sbranati dai lupi del deserto e tu, pieno di boria ed ebbro di potere, te ne stia qui, appoggiato al trono, a vantarti [dei tuoi crimini]. O figlio d’Abu Sufian, anche se tu oggi consideri l’averci uccisi e fatti prigionieri una [grande] conquista e tutto ciò è per te motivo di vanto, sappi però che presto la pagherai, in un giorno in cui non avrai con te nessuna buona e utile riserva e sarai costretto a scontare da solo la punizione delle tue [malvagie] azioni. Dio non fa mai ingiustizia alle Sue creature. Noi denunciamo le tue iniquità a Dio. Lui è il nostro unico rifugio, la nostra unica speranza. O Yazid, trama pure i tuoi inganni, sforzati quanto vuoi; sappi però che non riuscirai mai a farci dimenticare, a distruggere la nostra rivelazione e a raggiungere in tal modo i tuoi vili obiettivi. I tuoi sforzi non riusciranno mai a lavare l’onta della quale ti sei ricoperto. Mai! Mai! Non è forse vero che manchi di discernimento, hai i giorni contati e il tuo gruppo è ormai destinato a disgregarsi. Verrà un giorno in cui la voce della verità dirà: “La maledizione di Dio sia sugli iniqui”. Ora lodo Iddio che ha fatto iniziare la vita della nostra famiglia con la beatitudine e il perdono e l’ha conclusa con il martirio e la benedizione. Chiedo a Dio che completi la ricompensa che ha dato ai martiri, li arricchisca [di maggiore grazia e misericordia] e ci dia modo di essere loro fedeli depositari e degni successori, poiché Dio è benevolo e amorevole. In Lui solo ci rifugiamo e speriamo. Egli è il miglior protettore, difensore dei nostri diritti»
Yazid, dopo aver ascoltato questo magnifico sermone, disse: “Sono assai lodevoli i lamenti e le grida degli addolorati. Come è facile la morte per le donne colpite da lutto, che si lamentano”. Si consultò poi con gli eminenti di Damasco su come doveva comportarsi con i prigionieri. Tutti gli consigliarono di ucciderli, eccetto Nu´man Ibni Bashir che disse: “Comportati con loro nello stesso modo in cui l’Inviato di Dio si comportava con i prigionieri di guerra”
In quel momento, un uomo, originario di Damasco, si accorse di Fatima, la figlia dell’imam Husain, e disse a Yazid: “Donami questa schiava”. Fatima disse a sua zia Zainab: “Cara zia, sono rimasta orfana e ora vogliono farmi schiava”. Zainab disse: “No, quest’empio non può fare una cosa del genere”. L’uomo chiese a Yazid: “Chi è questa ragazza?”; egli rispose: “È Fatima, figlia di Husain, e quella donna è Zainab, figlia di Alí Ibni Abitalib”. L’uomo disse allora: “O Yazid, che Iddio ti maledica! Giuro su Dio che io credevo che queste persone fossero prigionieri bizantini”. Yazid disse: “Giuro su Dio che farai la loro stessa fine” e lo fece uccidere.
Un narratore di hadith dice: «Yazid convocò un oratore e gli ordinò di salire sul pulpito e ingiuriare Husain e suo padre. L’oratore salí cosí sul pulpito ed esagerò nell’insultare il Principe dei Credenti e Husain, il Martire, e nel lodare Muawiah e Yazid (che Iddio li maledica). Alí Ibni-l-husain gridò: “Guai a te! Per far felice una creatura hai attirato verso di te l’ira del Creatore. Sappi che andrai all’Inferno”»
Che splendidi versi ha composto Ibni Sinàn Al-khaffàgiyy per descrivere il Principe dei Credenti: “Dall’alto dei pulpiti insultate apertamente Alí?! E pensare che il legno di quei pulpiti è stato intagliato per voi dalla sua spada”
In quello stesso giorno Yazid promise ad Alí Ibni-l-husain di esaudirgli tre desideri, dopodiché ordinò di portare la famiglia dell’imam Husain in un’abitazione, che non era in grado di proteggerli né dal caldo né dal freddo, nella quale si screpolarono fortemente i visi. In tutto il periodo in cui abitarono in essa non smisero un attimo di compiangere Husain, di versare lacrime per lui.

IL SOGNO DI SUKAINAH

Sukainah, la nobile figlia dell’imam Husain, narra che dopo quattro giorni dal loro soggiorno a Damasco, fece un sogno, del quale noi citiamo la parte finale: «Vidi una donna seduta all’interno di una portantina con le mani sulla testa e chiesi: “Chi è questa donna?”; mi fu risposto: “È Fatima, figlia di Muhammad e madre di tuo padre”. Dissi: “Giuro su Dio che ora vado da lei e gli racconto le ingiustizie che abbiamo subito”. Andai quindi velocemente da lei e piangente gli dissi: “Cara madre, giuro su Dio che hanno usurpato i nostri diritti, ci hanno disperso, hanno violato le nostre tende. Cara madre giuro su Dio che hanno ucciso nostro padre Husain”. Mi rispose allora: “Basta Sukainah! Mi fai scoppiare il cuore dal dolore. Questa è la camicia di tuo padre Husain e io la terrò con me fino al momento in cui incontrerò Dio”»
Ibni Lahi´ah narra che Abu-l-aswad Muhammad Ibni Abdu-r-rahmàn disse: «Ra’su-l-jàlut mi vide e disse: “Giuro su Dio che, nonostante tra me e il profeta Davide ci siano settanta generazioni, i Giudei quando mi vedono mi riveriscono. Invece, nonostante tra voi e il vostro profeta non esista che una sola generazione, voi uccidete il suo nipote”»

L'AMBASCIATORE DEL RE DI BISANZIO

Il quarto Imam narra che dal momento in cui la sacra testa di Husain fu portata da Yazid, il maledetto iniziò a organizzare una serie di feste del vino nelle quali metteva davanti a se la sacra testa di Husain e beveva la bevanda proibita. In una di quelle occasioni giunse l’ambasciatore del re di Bisanzio. Egli disse: “O re d’Arabia, di chi è questa testa?” Il perfido rispose: “Cosa ti interessa?”. Disse: “Quando tornerò dal mio re mi chiederà riguardo a tutto ciò che ho visto; mi farebbe dunque piacere raccontargli la storia di questa testa e del suo padrone, affinché possa condividere con te tanta gioia ed allegria”. Yazid disse: “Questa è la testa di Husain, figlio di Alí Ibni Abitalib”. L’uomo chiese: “Chi è sua madre?”. Yazid disse: “È Fatima, figlia dell’Inviato di Dio”. L’ambasciatore del re di Bisanzio disse: “Tu e la tua religione mi disgustate! La mia religione [il Cristianesimo] è migliore della vostra. Mio padre era uno dei discendenti di Davide e tra me e questo nobile profeta ci sono molte generazioni a dividerci; nonostante ciò i Cristiani mi stimano e raccolgono la terra sulla quale passo a titolo di dono di buon augurio, e ciò, solo perché sono uno dei discendenti di Davide. Voi però uccidete il figlio della figlia del vostro profeta, nonostante vi sia una sola generazione a dividervi da esso. Che brutta religione avete!”. Proseguí poi dicendo: “Hai mai sentito la storia della chiesa di Hafer?”. Yazid rispose: “Raccontamela!”. Disse: “Tra l’Oman e la Cina esiste un mare che a percorrerlo tutto ci vuole un anno di viaggio. In esso non vi è luogo abitato all’infuori di una città situata in mezzo alle sue acque, su di un’area d’ottanta parasanghe per ottanta parasanghe [una parasanga è pari a 6240 metri]; sulla faccia della terra non esiste città piú grande di questa. Da essa vengono esportate agli altri paesi pietre preziose e canfora, i suoi alberi sono l’aloe e l’ambra grigia. È completamente dominata dai Cristiani e in essa esistono molte chiese; la piú grande di queste è quella di Hafer, sul cui altare è appesa una scatola d’oro nella quale è custodito uno zoccolo, che si dice appartenuto a un asino sul quale è salito Gesú. Intorno alla scatola vi sono degli addobbi di seta e ogni anno un gran numero di Cristiani vengono a visitare questa chiesa: girano intorno a quella scatola, la baciano e li esprimono le loro richieste a Dio. Sí, i Cristiani si comportano in questo modo ed è questa la loro convinzione riguardo a quello zoccolo, che credono appartenere all’asino sul quale è salito il loro profeta Gesú. Voi però uccidete il nipote del vostro Profeta. Possa Iddio non concedere la sua benedizione a voi ed alla vostra religione!”. Yazid disse allora: “Uccidete questo Cristiano per evitare che vada a disonorarmi nel suo paese”. L’uomo, che sentiva ormai la morte vicina, disse: “Vuoi uccidermi?!”. Rispose Yazid: “Sí!”. Disse allora il nobile uomo: «Sappi allora che ieri sera ho sognato il vostro profeta che mi diceva: “O Cristiano, tu andrai in Paradiso”; questa lieta novella mi ha stupito. Ora però attesto che non v’è altra divinità all’infuori d’Allah e attesto altresí che Muhammad è Suo messaggero». Diventò cosí Musulmano. Prese poi la sacra testa di Husain, la strinse al petto e, piangendo, iniziò a baciarla. In questo stato fu spietatamente ucciso.

LA STORIA DI MINHÀL

Un narratore di hadith dice: «Un giorno Zainu-l´abidin uscí di casa per fare una passeggiata nei bazar di Damasco. Minhàl Ibni Amr venne da lui e gli disse: “O figlio del Messaggero d’Allah, come stai?”. Rispose: “Come stavano i figli d’Israele tra la gente del Faraone, che decapitava i loro figli maschi e lasciava in vita le loro donne. O Minhàl, gli Arabi si vantano davanti agli altri popoli del fatto che Muhammad è arabo e i Quraish si vantano dinanzi al resto degli Arabi per il fatto che egli appartiene a loro: noi siamo la sua famiglia e nonostante ciò siamo stati privati dei nostri diritti, uccisi e dispersi. Perciò, o Minhàl, bisogna proprio dire ‘Innà lillah wa innà ilayhi raji´un’ per lo stato in cui ci troviamo”
Che bella poesia ha composto Mahiar: “Per rispetto dell’Inviato d’Allah venerano i pezzi di legno con cui è stato costruito il suo pulpito, poi però calpestano sotto i loro piedi i suoi figli. In base a che legge dovrebbero seguirvi i figli del Profeta? E pensare che vi vantate di essere suoi seguaci”

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